STILE ALPINO n.34. Sei notti sotto El Capitan

Ciao a tutti. È uscito il n. 34 di STILE ALPINO dove si trova il primo racconto integrale del tentativo della salita di Zodiac a El capitan  ringraziando Giada Bruno che mi ha aiutato a trovare le idee per stendere l’articolo, vi diamo qui sotto qualche anticipazione!

[…] Ero impaziente di partire per un viaggio che mi avrebbe regalato nuove giornate all’aperto, tra amici con cui condividere ancora una volta la stessa passione.

[…] Mentre Diego e Angelo fissano i primi tiri, io li osservo dal meadow con i ragazzi che ho conosciuto la mattina precedente. Loro fanno parte di un team che accompagnerà un altro ragazzo disabile, Enock Glidden, sulla parete. Nessuno è infastidito o scoraggiato da questa coincidenza, anzi, ne siamo tutti entusiasti; parliamo a lungo e ci diamo appuntamento per la sera stessa con l’obiettivo di pianificare bene la salita e non darci fastidio l’un l’altro una volta partiti.

[…] Decidiamo di bivaccare tutti insieme in un buon posticino tra “Tangerine” e “Zodiac”, con una vista magnifica sul gruppo del Cathedral e la valle. La nottata è serena, e questa come le altre notti passate in parete regala stellate mozzafiato… quanto mi mancavano! Alla base della parete dormo davvero bene, non ho nemmeno più le gambe fredde, come se la roccia mi stesse scaldando.

[…] L’arrampicata ormai per me è già un ricordo, è dovuto diventarlo perché non potrò più salire le pareti con l’uso di braccia, gambe e piedi che toccano appigli, fessure o tetti. Questo contatto con la parete mi mancherà, non ci sono dubbi.

[…] … mi butto fuori pian piano ma ho come l’impressione che il mio marchingegno non funzioni; allora, siccome non mi sono ancora lasciata andare dalla cengia, mi ri-aggrappo, ci risalgo, mi siedo, altro controllino e riparto…stessa cosa, ma alla fine al terzo tentativo riesco a partire e quello che mi faceva tanta impressione alla fine era solo un po’ di attrito all’inizio del lower out (dov’era finita la mia fermezza?). E via con il pendolo. Io ero talmente concentrata che non mi sono nemmeno accorta che dal meadow è partito un coro di urla! 

[…] Nessuna remora, è la cosa giusta da fare per tutti. Come ha detto Angelo, «non è la vetta, ma la qualità del viaggio» che conta

[…] Parliamo, mi dice qualcosa della valle e dei suoi amici, mi ha portato cioccolato e whisky, aspettiamo insieme che tornino gli altri. La mattina dopo si presenta col caffè etiope, che noi da buoni italiani non tardiamo a criticare…ma aveva anche una moka, caffè vero, olè! Ed è così che trascorriamo l’ultima ora tutti insieme, io, Diego, Angelo, Paolo e Niels alla base di “Zodiac”.

[…] L’alpinismo forse è entrare in quel mondo di concentrazione, attenzione, tensione e bellezza che quando salti fuori da una via e fai mente locale a fin dove sei salito e come sei salito, ti giri intorno e automaticamente ti si stampa il sorriso in faccia.

[…] È difficile trovare le parole. In un certo senso ho sempre intuito che per chi non è un arrampicatore è difficile comprendere quanto sia bello e quanto dia assuefazione andare in montagna e stare a contatto con la roccia.

Alcuni arrampicatori si chiedono perché ho accettato la proposta di Diego e Gibe di andare su El Capitan. La risposta è semplicemente che non voglio perdere almeno quella sensazione di stare via con i più cari amici a respirare quell’aria di arrampicata nello spazio aperto. È quello che mi rimane di una grande passione che ho perduto e da cui faccio fatica a staccarmi.

[…] Non è facile, è pesantissimo quando da sola a casa faccio il punto della situazione. Non ho mobilità nelle gambe, non ho sensibilità dalla vita in giù, ho problemi agli organi e ai muscoli. È maledettamente difficile, ma quando esco di casa poi scatta sempre qualcosa.

[…] Sì, alla fine credo che, se ho reagito così, è anche grazie all’insegnamento duro della montagna. Mai mollare e guardare sempre avanti, cercare di vivere e ritrovare le proprie passioni.

_____________

Ringraziamenti: a Diego e Gibe per l’idea di portarmi in Yosemite, a tutti i Gianni e Team Orobic Line, a Marco Gianola per il supporto, alla mia famiglia, a tutti i miei sostenitori del gruppo Loli Back To The Top, a Vanessa François, Andy Kirkpatrick e Karen Darke per l’aiuto e i consigli per la pianificazione della salita.

Ringraziamenti agli sponsor: Rock Experience, SPH Sport Plus Health, Boulder&co climbing gym, UBI Zingonia, MMI Srl, B-Braun; ed i contributi tecnici di CAMP che mi ha (anche) costruto il manubrio “chiave” per la risalita, e Zamberlan, Krukonogi e Climbing Technology.

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