OUTDOOR MANIFESTO

Zeo ci ha chiesto dicondividere la nostra esperienza per tornare con sit-ski a fare “vero” scialpinismo e Eva Toschi e Martina Masi che sono riuscite a rendere benissimo il mio punto di vista sulla frequentazione della montagna

Si può costruire e cementificare la montagna in nome dell’accessibilità? L’ambiente montano deve davvero essere a portata di mano per tutti? 

VOLEVO TORNARE IN MONTAGNA E CI ABBIAMO TENTATO: META, LA PIRAMIDE VINCENT AL MONTE ROSA CON UNA SQUADRA MEMORABILE…A CUI OVVIAMENTE VANNO I MIEI RINGRAZIMENTI PER AVERMI FATTO RIVIVERE L’ALTA QUOTA, RIVISTO QUEI SCORCI FANTASTICI E COLORI CHE SOLO IN ALTA MONTAGNA POSSIAMO VEDERE E QUELLA SENSAZIONE DI LIBERTà CHE è INSPIEGABILE E IMPAGABILE

per articolo intero: https://www.theoutdoormanifesto.org/storie/back-to-the-top

Francesco Carrara (il Berghèm buono!)
Essere distanti ma vicini è stato ciò che in questo strano inverno di chiusure forzate ci ha spinto a organizzare una gita sulle pendici del Monte Rosa. Distanti perché non ci siamo visti molto, ma vicini perché condividiamo la stessa passione sciistica per questi ambienti così alti e panoramici. Mio fratello mi propose per la prima volta di portare Lola alla piramide Vincent circa un anno fa. È stato grazie all’aiuto di alcuni amici che siamo riusciti a realizzare l’idea: Fede il ricercatore bergamasco, Oby il camoscio valdostano, il Berghèm, Popa la fotografa ufficiale e infine il Francio, il nativo. Senza dimenticare il supporto di Helmuttino, che ha accompagnato Lola fino all’Orestes Hütte con il suo spaziale mezzo cingolato. Lì la combriccola si è riunita e ha iniziato a giocare su dritti per dritti nel Canale dell’Aquila.

Siamo partiti per raggiungere la cima, ma ci siamo dovuti accontentare di arrivare a circa 3700 metri, poco sopra Capanna Gniffetti. In ogni caso la natura ci ha regalato una super giornata, con una visuale che spaziava dagli Appennini fino al Monte Bianco, al Monviso e al Granparadiso. Non sono rammaricato di non aver raggiunto la cima ma Lolita non si accontenta. E fa bene: la vita è una ed è troppo breve per viverla sotto le nuvole. Torno da questa gita con la consapevolezza che scivolare sulla neve può permettere l’accesso all’alta montagna anche a chi, come Lola, si trova su una sedia a rotelle. Sarebbe bello se qualcuno raccogliesse questo appello e investisse sull’accessibilità dei nostri rifugi e impianti di risalita, ma anche e soprattutto su attrezzature più leggere, per permettere anche a chi ha disabilità motorie di avvicinarsi alla natura più wild, lontano dalla pista e dalla quotidianità. A ringraziare saremmo anche noi “asini da soma bergamaschi”, che a fine giornata eravamo distrutti – la gravità è inclemente e non siamo mai allenati abbastanza -. Sono sicuro che questa è stata solo la prima di una lunga serie di avventure, sotto il sole e sopra la neve.

In questo inverno di alti e bassi, di chiusure e restrizioni, l’avventura con Lola ci ha regalato nuovi stimoli e ci ha permesso di stare finalmente in compagnia. Quindi grazie Lolita per la bella giornata e grazie a chi ci ha raggiunti dopo per bere una birra insieme a fine giornata. Non c’è cosa più rara ultimamente della possibilità di condividere – o meglio ancora condi-vivere -.

Viva la neve e la sua capacità di rendere tutto così liscio e accessibile!

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