Invictus di Jimmy Palermo

Ciao ragazzi, abbiamo chiesto ad alcuni amici di contribuire al blog. La ragione è semplice: Loli Back To The Top ci ha avvicinato a tante belle persone che di esperienza (di vita e di montagna) ne hanno a bizzeffe! Così, per continuare il nostro spirito di comunita e collaborazione vorremo ringraziare e condividere emozioni ed avventure di chi ci è stato e di chi ancora ci è vicino: insieme impariamo e diventiamo più forti! Un immenso ringraziamento a Jimmy e Veronica per essere i nostri primi “guest writers” e per avere scritto queste bellissime parole: 

Con Premessa: per me scrivere queste due righe non sarà certo facile e nemmeno indolore, e forse non lo sarà neanche per Eleonora, ma a volte, mettere nero su bianco le proprie emozioni, le proprie sensazioni, il proprio vissuto e condividerlo può essere liberatorio o, forse sono un po’ troppo speranzoso , “utile”.

Eleonora forse non si ricorda ma la prima sfuggevole e quasi insignificante volta, anche se non è stato così, che ci siamo incontrati è stato a Finale Ligure in un post arrampicata…Veronica ed io in una compagnia, lei con un’altra…una conoscenza comune, una fugace presentazione e via, ognuno per la propria strada.

Mesi che passano, una richiesta di amicizia su Facebook , qualche like alle foto delle sue uscite, qualche commento e niente più. 

Fino a quel giorno.

Ognuno nella vita ha “quel giorno”.

Il giorno in cui un episodio ti apre gli occhi sul fatto che un momento ci sei e il momento dopo potresti non esserci più. Quel giorno in cui avresti potuto non esserci più e invece sei ancora qui e devi affrontarne le conseguenze, volente o nolente.

Ognuno affronta la cosa alla sua maniera.

Ci possono essere passaggi simili ma non c’è niente di più irritante di chi ti dice cosa devi fare quando non sa neanche lui cosa vuol dire.

So solo che è estremamente dura, che anche la persona che sembra fortissima, vive anche fortissimi momenti di sconforto e rabbia.

Eleonora ha il suo modo di affrontare quello che le è successo, ma nessuno sa come lei si vede e si sente quando è sola davanti ad uno specchio o sdraiata sul letto e quindi nessuno ha il diritto di dirle di capire come si sente, perché nessuno è lei.

A volte è meglio stare zitti e rimanere in silenzio a fianco alla persona a cui si vuole bene. Ci sono momenti in cui una presenza muta è più utile di tante parole. Significa “io non so cosa tu stia vivendo perché non sono te ma sappi che io sono qui”.

Purtroppo invece a volte si chiacchera troppo e si elargiscono consigli senza sapere di cosa si parla.

Lo scrivo perché io per primo ho fatto errori grossolani cercando di stare vicino a quella che ora è mia moglie. Sono errori in buona fede ma a volte sortiscono effetti estremamente negativi.

Quest’anno sono 22 anni di vita insieme infarciti di gioie e di momenti estremamente bui  per me ma soprattutto per lei visto che ha affrontato un tumore al cervello, un incidente in montagna con conseguenza un ematoma sempre al cervello e, per non farsi mancare nulla, un ictus poco più di due anni fa.

Ecco Veronica ne ha affrontate di cose serie e forse, non solo per empatia, Eleonora per noi è stata un’occasione per poterci confrontare.

Storie diverse, caratteri diversi, problematiche diverse ma solo il fatto di poterne parlare liberamente ci ha anche aiutato.

Vederle ridere e fare la gara a chi avesse avuto più punti (una in testa e l’altra sulla schiena) mi è sembrato di una leggerezza disarmante anche se quelle cicatrici rappresentavano dolore e sofferenza.

E proprio in quel momento mi sono reso conto forse che il nome della via che ho dedicato ad Eleonora in qualche maniera poteva essere anche minimamente azzeccato.

Che i versi di Henley, che già Nelson Mandela aveva scelto per se stesso durante la prigionia a Robben Island, 18 anni, potevano significare qualcosa per Eleonora.

Dal profondo della notte che mi avvolge,
Buia come un abisso che va da un polo all’altro,
Ringrazio qualunque dio esista
Per la mia indomabile anima.

Nella feroce morsa delle circostanze
Non mi sono tirato indietro né ho gridato.
Sotto i colpi d’ascia della sorte
Il mio capo è sanguinante, ma indomito.

Oltre questo luogo di collera e di lacrime
Incombe solo l’Orrore delle ombre,
Eppure la minaccia degli anni
Mi trova, e mi troverà, senza paura.

Non importa quanto stretto sia il passaggio,
Quanto piena di castighi la vita,
Io sono il padrone del mio destino:
Io sono il capitano della mia anima.

Ecco, dovevo scrivere qualcosa sulla via che le abbiamo dedicato e per vie traverse ci siamo arrivati.

Adesso però è meglio che cambi registro.

E’ meglio che vi racconti del temporale che ci ha investito ad un solo tiro dalla cima e ci ha costretto a scendere, della valle discosta in cui si trova la parete, del panorama dalla cima che si gode, del superlativo gneiss ricco di concrezioni, un mare ondulato pietrificato posto in verticale…insomma una via secondo noi splendida e meritevole di essere ripetuta. Da ripetere  soprattutto perché è dedicata a Eleonora

Jimmy Palermo

{ Per leggere i dettagli della Via Invictus, cliccate qui }

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3 commenti Aggiungi il tuo

  1. Massimo Pecci ha detto:

    Illuminante, Jimmy: grazie per avermi/ci ricordato che quando arriva quel giorno diventiamo pienamente umani e grazie per la via che non vedo l’ora di fare…magari in buona compagnia
    Max

    Liked by 1 persona

  2. Loli ha detto:

    E a tutti i magnifici che stanno condividendo questo articolo…appena ripetete la via, vogliamo le foto che le pubblichiamo qui. grazie Jimmy&Veronica, grazie Laura, grazie a tutti quelli che si sono presi la briga di apprezzare la sua lettera e il suo gesto

    Liked by 1 persona

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